Basic – Cos’è un’emulsione e cosa aggiungere a prodotti finiti

Una crema è un’emulsione composta da tre fasi: acquosa, grassa e attivi (A, B, C che leggete sono una convenzione per capire le diverse fasi, ma capendo se una sostanza è idrofila o lipofila si potrebbe anche evitare la suddivisione.

Le acqua in olio sono le uniche che ho fatto fin’ora, quindi tutto il discorso che leggerete sotto è valido unicamente per queste.
In pratica le particelle d’olio (micelle) rimangono separate e in sospensione nella fase idro, come? Grazie ad una buona gelificazione e agli emulsionanti.

Fase acquosa

Gelificazione

Per preparare un buon prodotto (o per lo meno usabile) la cosa fondamentale è che l’acqua contenuta nella fase idro venga gelificata, il gel aiuta il lavoro dell’emulsionante creando più difficoltà alle micelle d’olio di riunirsi e separarsi dall’acqua.
La scelta e la percentuale del gelificante sono fondamentaleùi, se si tiene troppo basso l’emulsione sarà a rischio separazione, se si tiene troppo alto si verificherà l’effetto budino (nel vero senso della parola, una crema troppo gelificata assume l’aspetto di un aspic).
Questa problematica insorge soprattutto nella preparazione di latte, sieri, fluidi ed emulsioni spruzzabili, tenendo basso il gelificante non sempre l’emulsionante è in grado di tenere separate le fasi e si verifica la separazione.

Xantana: si usa pura tra lo 0.2 e lo 0.5, accoppiata al carbomer tra lo 0.1 e lo 0.2.
Va stemperata nella glicerina perfettamente, aggiunta acqua gradualmente e fatta riposare. Si formerà subito un gel opaco e bavoso, ma più la fate riposare, meglio risulterà il gel. Ne esistono due versioni, trasparente e normale, l’ultima è meno bavosa e rende meglio, ma sono pressappoco identiche.

cremafluida

crema fluida ottenuta da gelificazione con xantana a 0.2

Carbomer: Io ho il carbopol ultrez 21 e l’ultima versione, Ultrez30, quindi vi parlero solo di quelli.
Vanno entrambi versati a pioggia sull’acqua, si lasciano riposare qualche minuto (50 secondi per il 21, fino a tre minuti per il 30), si mescolano e si tampona con poche gocce di soda per portarlo a ph 6.
Il 21 gelifica unicamente a quel ph, è molto delicato e sopporta poche sostanze, che quindi vanno aggiunte goccia a goccia o portare al giusto ph prima di essere inserite nel gel/crema. Il 30 tollera meglio i sali se aggiunti a crema finita, il gel puro si squaglia come il fratello.
Il bello del carbomer è che si scioglie a contatto con la pelle, salina, e non lascia alcun residuo o strato, il brutto è che non sopporta nessun sale.
Viene poco smontato da pantenolo, proteine e diverse altre sostanze. Vi consiglio di leggere questo thred.
Le differenze tra i due carbomer stanno essenzialmente tra la potenza di gelificazione e la densità raggiunta dal prodotto finito. Con il 21 si ottengono creme dalla texture leggera e morbida, il 30 opacizza leggermente il prodotto e, a parità di formula, lo fa apparire più ricco e avvolgente (ideale per le creme invernali). In uno dei prossimi post pubblicherò una crema gelificata con entrambi i carbomer, abbinati alla xantana.
Non è necessario averli entrambi, se dovete scegliere vi consiglio il 21, l’ho trovato più semplice da gestire.

gelantiprurito3

Gel con Carbopol Ultrez 21 e 2% di fase oleosa

Natrosol: da gel fermi, bellissimi e trasparenti, ma tende a liquefarsi con il tempo. Si versa a pioggia sull’acqua calda e si mescola fino a completo raffreddamento. Io non la uso per emulsionare, in quel caso va frullata per evitare grumi.
Si usa dallo 0.8% al 2%, in base al tipo di gel che si vuole ottenere. Fa strato e tende a far sudare.

Carragenine: gel di alghe, sono considerate un “silicone vegetale”, vi consiglio quelle di vernile.
Si usano tra lo 0.5 in accoppiata con xantana all’1% pure. Io le uso allo 0.7 per ottenere gel poco densi, completamente trasparenti.
Vanno attivate da una percentuale di solfato di magnesio, 0.3/0.5, si scioglie il sale in acqua calda e si versano le carragenine a pioggia, si mescola fino a raffreddamento. Necessitano di essere frullate, non formano grumi, ma il gel tende ad essere disomogeneo. Ottimo in prodotti per capelli o gel viso, se si sopporta il leggero effetto filmante (meno di natrosol e xantana).

Gomma guar: si usa soprattutto in prodotti per capelli o per peeling, dall’0.3 all’1% (forse per peeling qualcosa in più), da un gel molto denso e filmante, giallo opaco, dall’odore marcato.
Sulla pelle si regge fino allo 0.3/0.5 o fa sudare, in accoppiata a xantana budina leggermente.
Tutti i gelificanti che ho riportato (tranne il carbomer) fanno strato e tendono a far sudare, se usati ad alte percentuali sfarinano.

Magnesium aluminum silicate non è propriamente un gelificante, è un’argilla smectitica che si gonfia in acqua e crea una soluzione colloidale. Aiuta a mantenere le polveri in sospensione e la stabilità dell’emulsione. Non avendo facilmente accesso agli emulsio-gellanti (pemulen ecc), questo può essere una valida alternativa per aiutare la stabilità di sieri e spruzzabili, in accoppiata ai soliti gelificanti.
Si usa dallo 0.2/0.3% per sieri e latti, fino al 5% in caso di maschere e peeling.
La preparazione non è semplicissima, si versa a pioggia la polvere sull’acqua a 80° e si continua a frullare per cinque minuti. Il composto finale è grigiastro leggermente budinoso e morbido, aggiunto in formula la rende più corposa, spalmabile e tampona l’effetto appiccicoso che possono dare gli emulsionanti a freddo.
L’ho utilizzato unicamente puro e abbinato a xantana, per altri gelificanti vi consiglio di leggere la scheda tecnica.

Primer opacizzante ottenuto aggiungendo una sospensione di MgAlSi 5% e xantana 0.1

Primer opacizzante ottenuto aggiungendo una sospensione di MgAlSi 5% e xantana 0.1

Se siete all’inizio di tutte le sostanze che ho riportato bastano carbomer (un tipo) e xantana, carragenine se dovete fare prodotti per capelli e natrosol per gel facilmente smontabili. Il resto non è necessario.

Nella fase acquosa vanno inserite tutte le sostanze non termolabili.

Fase grassa

Oli, emulsionanti, fattori di consistenza e tutte le sostanze lipofile non termolabili.
Gli emulsionanti si scelgono in base alla percentuale di oli e acqua presenti in ricetta, deve comunque esserci sempre una componente idrofila e una lipofila.

In base all’hlb dell’emulsionante si capisce se questo sarà più affine agli oli o all’acqua, in linea di massima tra 0 e 10 i lipofili, tra 10 e 20 idrofili. Gli emulsionanti che si usano solitamente stanno tra il 4.5 e il 12, sopra e sotto si parla di antischiuma, detergenti e solubilizzanti (utilizzabili in emulsioni, ma con criterio)

4.0 lecitina granulare del supermercato
4.7 Alcool cetilstearilico
5.0 Alcool cetilico
9.7 Lysolecitina emulsionante
10.0 Montanov 68
10.0 Abil care 85
11.5 Polyglyceryl 3-methylglucose distearate
12.0 Methylglucose sesquistearate

Se la crema ha basso contenuto di oli (6/10) si sta su 2 sesquistearato 1 distearato 0.5 cetilico.
Se la crema ha alto contenuto di oli (15/20) si può stare su 3 sesquistearato 1 distearato 1 cetilico o 3 sesquistearato e 1 cetilico. Anche se è stato appurato che già con uno 3 idrofilo e 0.5 lipofilo le emulsioni si reggono perfettamente.
Con i monoemulsionanti ( Montanov68, Olivem1000) si risolve il problema con un 5% di emulsionante standard per creme dense da vasetto, o bassa gelificazione per creme detergenti.
Lisolecina e Abilcare sono mono emulsionanti a freddo, 2/4 per la liso 2 per Abilcare, sopportano il calore e si possono anche abbinare a emulsionanti cerosi.
Ogni emulsionante ha il suo metodo di lavoro, alcuni vanno frullati ininterrottamente per n minuti (olivem1000), altri frullati e mescolati, altri ancora piccole frullate ravvicinate o ricottano (lisolecitina). Cercate informazioni sull’emulsionante che volete usare, vi sarà utile soprattutto per i primi spignatti.

La fase grassa (emulsionanti compresi) va portata a 70°, contemporaneamente alla fase idro. Una volta raggiunta la temperatura si versano i grassi sul gel e si frulla.
La frullata deve essere minima, fino a sbiancamento, dopo si inizia a mescolare con una spatola fino a 30/35°, a quel punto si aggiungono gli attivi, uno alla volta, stemperati in poca crema e versati lentamente per non rovinare l’emulsione.
Per ogni ingrediente sul forum di Lola esistono articoli specifici, leggeteli prima di formulare o copiare una ricetta.
Se non esistono apriteli voi, cercando più informazioni possibili, schede tecniche, percentuali d’uso e sostanze compatibili/non compatibili.
Piccola dritta: se cercate su google il nome di qualsiasi ingrediente escono quasi sempre la ditta di fabbricazione e i fogli con prototipi di emulsioni, sono utili se non fondamentali per capire come gestire al meglio una sostanza.

Creme pronte, perché non ha senso aggiungere nulla.

Alle creme pronte si può aggiungere poco o nulla, non sapendo il sistema gelificante emulsionante tantissimi ingredienti potrebbero farla liquefare. Oltretutto andreste ad inserire una parte d’acqua/olio in emulsione già avvenuta, con il rischio di sfasciarla. Aggiungere oli a mio parere è poco utile, per idratare una pelle secca la cosa migliore sono gli attivi.

Considerate una crema composta così:

Aqua - Aloe barbadensis gel*- Glycerin*- Squalane(da olio di oliva) - Tocopheryl acetate - Cetearyl alcohol - Buryrospermum parkii butter*- Helianthus annuus seed oil*- Glyceryl stearate citrate - Sodium stearoyl glutamate - Sodium Pca - Hydrolyzed Glycosaminoglycans - Capryloyl glycine - Ceramide 3 - Persea gratissima oil unsaponifiables - Oryzanol - Ginkgo biloba leaft extract - Lecithin - Xanthan gum - Acacia senegal gum - Retinyl palmitate - Sodium dehydroacetate - Rosmarinus officinalis extract - Brassica napus seed oil - Sodium phytate

È la crema antirughe al ginseng di Fitocose, mai provata ma sembra buona.

Gelificata con xantana e acacia, emulsionata con cetearyl Alcohol, glyceryl stearate citrate e sodium stearoyl glutamate. Lecitina immagino usata come attivo e non come emulsionante.
Questa crema ha già una buona dose di idratanti e attivi: sodium pca, ceramidi, estratti vegetali. Funziona? Non lo so, ma sembra formulata bene. Forse pecca un po’ sugli oli che potevano essere scelti meglio (l’olio di girasole presente in ogni loro formula non mi sfagiola), ma è sicuramente dieci gradini sopra tantissimi altri prodotti spacciati come miracolosi.
Se a questa crema volete aggiungere olio e sodio jalurorato come vi regolereste? A che percentuale su prodotto finito perché la crema non si sfasci?
Non è meglio a questo punto prendere un grammo di sodio jaluronato, farsi il gel in 99gr d’acqua distillata e aggiungere a questo attivi compatibili in percentuale? Tipo nanosomi, ceramidi, glicerina, pantenolo ecc, vitamine stabilizzate, da utilizzare a gocce come un siero.
La butto la, ma leggo tantissime richieste di cambiare creme già acquistate, pur non volendo riempirsi di materie prime esistono una decina di cose reperibili, a prezzi accessibili con cui farsi un gel idratante come volete voi.

Altra cosa, tanti attivi spacciati per miracolosi sono letteralmente un dito nel sedere; Q10, bioflavonoidi, acido alfa lipoico, estratti secchi.. lavorare con queste materie in casa è veramente difficile, o non si sciolgono o ricristallizzano o puzzano come la morte. Aggiungerli a una crema pronta è impossibile. Non dico difficile, ma proprio non si può.
Nel siero che ho fatto si vedono già cristallini di q10 galleggiare, ricordatevi la regola “se non si scioglie è inutile”. Piuttosto cercate nanosomi di queste sostanze e fatevi uno simil jalus.

Acqua 88.6
glicerina 2
Acquashuttle (fattore idratante) 2
Sk Influx (ceramidi) 2
Liposomi antiossidanti 3
sodio jaluronato 1
Cosgard 0.6

Fate reidratare il sodio jaluronato nell’acqua una notte, il giorno dopo aggiungete attivi solo mescolando, conservante ed è pronto. Potete usare una soluzione già pronta e aggiungere attivi in proporzione.

Ho buttato un sacco di carne al fuoco, spero si sia capito qualcosa, nel prossimo post vi farò vedere direttamente come si emulsionano un latte detergente, una crema corpo e un balsamo. Spero di rendere bene le fasi con le foto. E di far capire i diversi sistemi gelificanti/emulsionanti.

Alla prossima!

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Oleoliti di vaniglia, elicriso, camomilla e carota

Si parla sempre di oleoliti che ho fatto o sto facendo, alcuni sono ripetuti rispetto al primo post avendo cambiato metodo estrattivo e olio. Per tutti consiglio contenitori in vetro, la plastica si pulisce male, assorbe l’odore di alcuni oleoliti e rimane anche dopo il lavaggio. In tutti i prodotti finiti ho aggiunto una punta di aperoxid e un grammo di tocoferolo, per evitarne l’irrancidimento.

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Oleolito di carota in olio di jojoba e mandorle a freddo
Si grattugia una carota, si fa seccare leggermente in forno a 60° per tre d’ore e si procede a coprire la pianta secca con un terzo di olio di mandorle e due terzi di olio di jojoba.
Dopo una macerazione di 40 giorni si filtra e si conserva in una bottiglia in vetro scuro. Facendo seccare leggermente la pianta non ho avuto nessun problema d’irrancidimento.
L’oleolito finito ha un leggero odore di carota, un colore arancio acceso e si può utilizzare sia puro che diluito con gel d’aloe.

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Oleolito di carote in olio di girasole a caldo
Rispetto alla versione sopra è più rapido, ma la durata del prodotto finito è decisamente minore, uno/due mesi massimo.
Si grattugia una carota, si copre di olio di girasole (o altro olio resistente alla cottura) e si mette a bagnomaria per tre ore. A fine cottura si lascia raffreddare e si filtra, avendo cura di lasciare decantare l’acqua rilasciata delle carote.
L’ho utilizzato in combinazione a camomilla ed elicriso in un doposole, aggiungendo gli oli in fase c.
Amo questo oleolito, ne faccio sempre tanto e lo inserisco in quasi tutte le mie creme estive e nei latte detergente. Nelle creme finite rimane un odore leggerissimo, abbinabile o copribile da ylangylang, lavanda e vaniglia. In questo caso non uso l’olio puro.

Oleolito di camomilla in olio di girasole
Classicone.
10gr di capolini di camomilla per 100gr di olio, si lascia a macerare per 40 giorni e si filtra.
Io uso i fiori secchi frullati leggermente (i capolini interi si bevono troppo olio), e filtro con una garza pestando bene alla fine della macerazione.
Profuma tantissimo di camomilla, ha colore giallo paglierino/marroncino, e l’odore rimane anche a prodotto finito.
Lo uso per tutto, diluito in crema o gel d’aloe, non l’olio puro.
Latte detergente, creme lenitive, coldcreme. Una goccia di olio essenziale di lavanda mescolato a una goccia di oleolito di camomilla mi aiutano a sopportare i morsi delle zanzare e i graffi dei sorci.

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Oleolito di elicriso in olio d’oliva
Ha un leggero effetto antipsoriasi che scopare cessato l’utilizzo.
L’oleolito finito ha un odore “caldo” di liquirizia e caffè, leggermente erbaceo, un profumo caratteristico che mi piace molto e rimane poco nel prodotto finito.
L’ho utilizzato in creme lenitive e doposole, mai l’olio puro. L’elicriso contiene pochissima acqua e non mi è mai irrancidito, ma ci si deve assicurare comunque di coprire completamente la pianta d’olio.
Fiori e foglie freschi vanno coperti di olio per 40 giorni. Il filtraggio deve avvenire in due battute, subito si filtra con un colino e si pesta molto bene la pianta, schiacciando le rimanenze in uno schiacciapatate per fare uscire bene tutto l’olio, si lascia decantare due giorni e si rifiltra con una garza pulita. Il prodotto finito va contenuto in una bottiglia scura, al buio.

Oleolito di vaniglia in olio di jojoba
È una coccola, non ha nessuna utilità cosmetica (almeno che io sappia).
Lascio due/tre bacche sminuzzate a macerare per 40 giorni, se necessario aggiungo vaniglia dopo un paio di settimane per amplificare l’odore.
Risulta un olio dal marrone chiaro al marrone molto scuro, profumatissimo, utilizzabile puro o in creme e burri montati.
È un oleolito costosetto, volendo evitare la jojoba si può usare l’olio di cocco (come nel monoi), ma non sono sicura del risultato.

Quando si usa una droga fresca (per me è difficile, ma può capitare), è importante lasciare il contenitore senza tappo, coperto da un doppio strato di garza, in modo che gli eventuali liquidi possano evaporare.
Se una volta filtrato e imbottigliato il prodotto vedete goccioline d’acqua o condensa significa che è ancora presente una quota acquosa. In quel caso lasciate depositare i liquidi un altro paio di giorni e travasate l’olio nuovamente.
Per oleoliti con piante ricche di liquidi un altro metodo è quello di mettere un sacchettino di garza piena di sale sul fondo, che assorbe l’acqua e non permette l’irrancidimento. Non ho ancora provato, ma conto di farlo in futuro per fiori e carote.

La prossima settimana la seconda parte, sperando che il sole aiuti con le foto.

Basic – Pasta all’acqua

Bannerveganrecipe

La ricetta non è mia, l’ho scopiazzata qui.

Mi aiuta a tenere a bada arrossamenti, brufoli e qualsiasi cosa sia da seccare con urgenza. La spalmo solo sulla zona interessata, per evitare di seccare troppo la pelle.

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Versione 1# (che preferisco):
20 gr ossido di zinco
20 gr amido di riso
20 gr glicerina
10 gr acqua distillata (o idrolato)
Versione 2#:
20 gr ossido di zinco
20 gr talco veneto
20 gr glicerina
20 gr acqua distillata

In entrambi i casi si procede nello stesso modo: si stemperano le polveri nella glicerina e si unisce l’acqua fino ad ottenere la densità desiderata.
Se avete amido in pellet macinatelo finemente.

Macchia in modo vergognoso, sia cute che vestiti. Si lava, ma potrebbe lasciare aloni bianchi sulla pelle, in quel caso viene via tutto con il latte.

Non è una ricettona, ma i vasetti grandi da 200 ml mi durano praticamente 10 anni, in questo modo riesco a farne una quantità limitata utilizzabile in poco tempo.
Entrambe le versioni non necessitano di conservante, ma starei attenta con quella all’amido. Se usate acqua distillata e idrolati non conservati usatela massimo 3/4 mesi.

Soap session – Primi passi e lavorare in sicurezza

sapone

Quando ho iniziato a fare saponi ero terrorizzata,

*la soda mangerà tutta la mia famiglia*
*probabilmente esploderà*
*non lo userà nessuno e ne farò interi container per niente*
*io ti porto a comprare i grassi ma la soda te la porti da sola (madre)*

Inizialmente non mi interessava l’aspetto estetico, ero affascinata dal processo di saponificazione, dal modo in cui la soda riesce a trasformare tutto in un prodotto per lavarsi (una magia magica :D).
Come se arrivasse la fatina del sapone e prendesse dell’olio frusto per farne nuvole a forma di unicorni. Che invece di spaventare i bambini al parco *madre ci sono i cavalli in cielo, muoio.* LAVANO.
La prima frullata di minipimer mi meraviglia e sgomenta ancora!

Sappiamo tutti che per un sapone bastano tre cose grasso, soda, minipimer.
Presumo e spero che tutti sappiano come si trattano sostanze fortemente acide/basiche (ergo estremamente corrosive), ma se ci fosse qualche sprovveduto in lettura ripeto quello che ha scritto ogni blog/sito/depliant tratti del sapone “NON TOCCATE MAI LA SODA A MANI NUDE, SPECIALMENTE BAGNATE“.
Ora, se nel pesare cadesse un minuscolo frammento su una zona esposta (braccia, gambe e piedi) basterebbe soffiarlo via e correre a lavarsi sotto l’acqua una decina di minuti, passando una buona dose di aceto sulla parte interessata.
A me è successo e sono ancora qui a raccontarlo, però comunque serve attenzione.
Gli occhialini protettivi sono necessari, proteggono da schizzi indesiderati e possono salvarci l’occhio
Maneggiare la soda con i dovuti accorgimenti non è una cosa preoccupante, vi lascio un link esaustivo che spiega come trattare la sostanza Ilmiosapone.it

Odio le liste, ma sarò costretta a scriverne BEN DUE, per togliermi il fardello.

Le cose che servono per iniziare sono sostanzialmente poche:

grassi
acqua demineralizzata
soda caustica pura
un recipiente in pirex dove fare la soluzione di acqua e soda
una pentola in acciaio (non alluminio o cose smaltate)
guanti
bilancia
frullatore a immersione
un termometro da cucina
uno stampo (policarbonato, legno, stampi in pvc, cartoni del latte ecc.)

La scelta dei grassi giusti è importante, solitamente si usa una base ricca di grassi saturi a cui si aggiunge 10/15 di grassi insaturi

Oli

oliva: l’olio perfetto, l’unico con cui si può ottenere un buon sapone anche usandolo da solo. Non schiuma, crea una crema leggera e morbida. Io non lo uso mai solo perchè non apprezzo i saponi che fanno molta bava.
Aggiungo per conoscenza che per oliva si può intendere dal sansa all’evo, quest’ultimo virerà leggermente il colore del sapone al giallo verde e saponificherà più rapidamente

cocco: da usare massimo al 20% per evitare un sapone troppo sgrassante e aggressivo, da una schiuma ricca e persistente, indurisce molto il sapone e sbianca.

palma: da usare al massimo al 30%, indurisce, da una schiuma ricca e persistente, rende il sapone giallo chiaro

mandorle: Schiuma leggera, saponifica lentamente, da usare al 10/15% massimo

ricino: da usare al 5% massimo, può causare allergie. Aiuta nella schiuma se usato con altri oli schiumogeni

riso: riscalda molto la fase gel, è da tenere in considerazione se si utilizzano altre aggiunte a rischio (latte, yogurt, miele)

soja, mais, girasole, sesamo: possono essere ottimi filler, da non utilizzare complessivamente più del 10%.

Burri

karité: ottimo aggiunto al nastro, rende il sapone più delicato;

cacao: altro ottimo elemento per indurire il sapone. Da evitare se allergiche al nichel, ne contiene.

Sostanze di origine animale

cera d’api: da usare al 2% in saponi con un’alta percentuale di grassi insaturi, che  si teme possano risultare molli;

strutto: Deodorizzato, pietà. Sbianca e indurisce molto, come per il cocco e il palma è meglio non superare il 20/30% sul totale dei grassi, per evitare un sapone troppo aggressivo;

L’unico metodo che tratterò io (salvo rarissime eccezioni) sarà a freddo.
Che altro scrivere? i saponi migliori sono quelli ricchi di burri, non li ho inseriti tutti in lista, perchè devo ancora provarli, ma con quelli si ottengono prodotti ottimi, ricchi e delicati.

Vi lascio qualche strumento di calcolo soda e qualche link interessante da leggere:

Angolo di lola
Calcolatore soda 1
Calcolatore soda 2
Il mio sapone